L'omiletica è un arte complessa. Non è una lezione di teologia e nemmeno un comizio. Non è un discorso persuasivo e nemmeno un discorso confidenziale. Infatti è un'omelia. Non ci sono momenti in cui mi senta in pace con me stesso come quando ascolto l'omelia. E’ la quadratura del cerchio. E’ la spiegazione. Occorre Fede e fede nella parola. Quando si ha fede nella parola il discorso intellettuale è convincente. La liturgia delle parola è la parte del rito che più mi appartiene. Convinzioni religiose a parte, credo di aver imparato a leggere i libri grazie all'ascolto delle omelie. Per comprendere appieno un libro bisogna credere che ciò che l'autore scrive sia vero. Anzi che sia assolutamente vero. Anche se l'argomento di un libro può sembrare astruso, magari improbabile, bisogna credere che l'autore lo abbia scritto con la massima convinzione. E’ necessario soffermarsi sulle parole, rileggerle se è il caso, credere che siano vere. Il perché è molto semplice: sono vere. Se leggete la Sacra Bibbia cercandone la poesia o la bellezza o le suggestioni, se la leggete con la speranza che dica il vero, se ascoltate la liturgia delle parola auspicando la sua verità, non la comprenderete davvero. Quando leggete le parole di un testo dovete valutarle come l'assoluta verità. Perché è l'assoluta verità o, almeno, l'assoluta verità del suo autore o del suo ispiratore. Credo in Dio perché credo nella sua parola.
La lista della parole- spazzatura deve essere costantemente aggiornata. Oggi opterei per l'uso esagerato del participio presente del verbo devastare. “Devastante” è un terremoto, non sono le chiacchiere di un collega di lavoro…
Commenti
Posta un commento