Qualche anno fa lessi un favoloso libro di un giornalista newyorkese, A.J. Jacobs dal titolo “Un anno vissuto biblicamente”. Il libro racconta l'esperienza del giornalista ebreo che si cimenta nel disperato tentativo di vivere un intero anno alla luce dei dieci comandamenti e di tutti i precetti che la Bibbia impone ai credenti; si tratta di circa ottocento regole da mettere in pratica ogni giorno e per ogni circostanza del vivere quotidiano. Lo può fare tranquillamente anche un cristiano con molte meno regole. Entrambi hanno poche possibilità di riuscirci e non ci riescono perché non vogliono riuscirci. Nella mia vita di credente e praticante incontro spesso, nelle chiese della mia città ma soprattutto nella cattedrale e in duomo, un personaggio strano al quale ho afibiato il soprannome di “Il tedesco”, per il semplice motivo che "è" tedesco. Credo che quest'uomo rispetti senza alcuna apparente fatica tutti i precetti cristiani, penso che conduca una perfetta vita di fedele. Perché lo penso? Perché lo sento. “Il tedesco” segue la Santa Messa senza pensare che si tratti di un'azione simbolica, lui la segue con l'estasi con cui si segue un “rito”, un rito vero. Prega con un trasporto che mi fa invidia (ecco che ho usato un termine non consono alla vita di un fedele); Il suo sguardo è fermo, sicuro, senza esitazione. Il tedesco rispetta i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa, rispetta la tradizione alla lettera. Credo che sarebbe in grado di rispettare anche le ottocento regole e tutto ciò che contiene il Talmud. Domenica scorsa Don Marco, nel Duomo della mia città chiedeva a noi fedeli di rispettare, in tempo di Quaresima, la prassi di condurre una vita più morigerata, più sobria, magari privandoci anche del mezzo che sto usando in questo momento. Non ho rinunciato al Web ma, caro Don Marco, cerco di cimentarmi in qualcosa di più complesso: sottopormi al dileggio dei lettori di questo blog ma cercando di trasmettere loro qualcosa delle nostre convinzioni. Come se per una volta il tedesco fossi io.
La lista della parole- spazzatura deve essere costantemente aggiornata. Oggi opterei per l'uso esagerato del participio presente del verbo devastare. “Devastante” è un terremoto, non sono le chiacchiere di un collega di lavoro…
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