Ora scrivo con la scrittura elettronica e con una delle mie Montblanc ma l'inchiostro, in esse, è veicolato da un sistema di stantuffi a pressione oppure incartucciato in appositi contenitori plastici. Un tempo l'inchiostro veniva “pescato” dalla curvatura del pennino che si diceva “intinto” (dal termine di “tinta”, solitamente blu). Il pennino, poggiato sulla carta tramite una leggera pressione delle mano divaricava la scanalatura mediana rilasciando una piccola quantità di inchiostro che si configurava sulla carta leggermente porosa come una sorta di rigagnolo che la nostra sintesi visiva leggeva come un segno scrittorio: ed ecco la gambetta della “a”. Dopo questa operazione si procedeva alla asciugatura tramite rimozione della “scrittura” poggiando dolcemente ma con mano ben ferme una carta detta “assorbente” sul foglio ove era stata vergata la lettera. L'operazione comportava anche un certo rischio, poiché la carta assorbente era leggermente vellutata e il suo “pelo” poteva generare le “macchie” che erano l'onta di ogni studente detto allora “negligente che equivaleva ad una mortificazione sociale…
La lista della parole- spazzatura deve essere costantemente aggiornata. Oggi opterei per l'uso esagerato del participio presente del verbo devastare. “Devastante” è un terremoto, non sono le chiacchiere di un collega di lavoro…
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