Tutti noi, quasi tutti, ci siamo prima o poi sentiti fieri del “made in Italy”, ci siamo cioè riconosciuti in un marchio o forse dovrei dire in un “brand”. Prima o poi tutti abbiamo ceduto all'idea, del tutto teorica e retorica, che “noi” siamo discendenti degli antichi romani. Prima o poi tutti ci siamo sentiti orgogliosi di essere figli della stessa patria di Pavarotti, di Giorgio Armani o di Enzo Ferrari; ognuno di noi non sfugge alla tentazione di sentirsi “fiero di essere italiano”. Certo molti hanno anche il vizio di pronunciare espressioni roboanti e prive di senso come “mi vergogno di essere italiano”, ma questo accade solo in occasione di ricorrenti scandali politici, o di qualche disgraziatissima vicenda italiana. Comunque tutti si sentono figli della Magna Grecia, parenti di Giulio Cesare, fratelli di sangue di Raffaello, cognati di Leopardi, cugini di Garibaldi, ma solo conoscenti di Mussolini. Insomma, siamo retorici. Non possiamo farci nulla ma soprattutto non lo vogliamo. Io mi sento solo discendente diretto di mia madre e mio padre e in via indiretta da Adamo. Ma si sa, sono un italiano “sui generis”…
La lista della parole- spazzatura deve essere costantemente aggiornata. Oggi opterei per l'uso esagerato del participio presente del verbo devastare. “Devastante” è un terremoto, non sono le chiacchiere di un collega di lavoro…
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