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Paradiso amaro

Mi è capitato di vedere qualche giorno fa un film che non mi ha particolarmente entusiasmato, anche se si tratta di un buon film, si tratta di “Paradiso amaro” di Alexander Payne. Ma proprio quando guardo film che non suscitano in me particolare interesse comprendo perché il cinema americano ha un fascino quasi irresistibile su di me: perché è, spesso, fatto bene. Bella scoperta si dirà…Non intendo per “fatto bene” che racconti sempre storie avvincenti, appassionanti, no, intendo che è artigianalmente fatto bene. Quasi nulla è lasciato al caso. Gli oggetti che compaiono nei film americani raccontano altrettante storie, allo stesso modo dei personaggi della vicenda. I rumori sono “importanti”, i materiali hanno una consistenza vera, persino il tempo, intendo il tempo meteorologico, dice la sua. La differenza con un film italiano (ma anche europeo), è lampante: nel nostro cinema se una ripresa viene fatta sotto la pioggia, è perché la pioggia è finalizzata ad uno sviluppo dell'azione; insomma non può piovere per caso, come succede nella vita. Quando vado al cinema seguo la storia con la stessa identica attenzione con cui guardo gli oggetti, gli arredi, le strade, come ascolto i rumori. Insomma “guardo”; nel cinema italiano non c'è niente da “guardare”, i registi italiani  potrebbero fare della radio, ma anche lì, non saprebbero riprodurre i rumori…

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