Da tempo quando vado nei musei o nelle gallerie d'arte, alle mostre, non guardo più le opere. Ne ho viste tante in quarant'anni…No, ormai guardo le persone che guardano le opere. Molto più interessante ormai. Cerco di carpire le loro parole. In fondo le “informazioni” sull'opera, i titoli, le teorie, le interpretazioni, le posso trovare nella mia biblioteca, nei libri, sulle riviste, in rete. Ma ciò che dicono le persone e ciò che “dicono” i loro sguardi, è per me, ormai, molto più divertente. Non ho mai sentito tante sciocchezze come ad una mostra o in un museo. Mentre davanti al parere del proprio idraulico o del proprio dentista, si tende ad ascoltare e tacere, davanti ad un'opera d'arte nessuno di noi sa trattenersi dal dire un certo numero di sciocchezze. L'opera sembra stimolarci a prendere una posizione, a dimostrare qualcosa, che poi è sempre la stessa cosa: io sono una persona colta e sensibile, abituato all'arte, ne so cogliere i valori, so trarne emozione perché appartengo ad una élite colta. Nessuno sa sottrarsi a questo rituale. In fondo sono questo cumulo di sciocchezze che concorre al riconoscimento di un oggetto come “opera d'arte”. Io, continuo a guardare la gente…
La lista della parole- spazzatura deve essere costantemente aggiornata. Oggi opterei per l'uso esagerato del participio presente del verbo devastare. “Devastante” è un terremoto, non sono le chiacchiere di un collega di lavoro…
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