Passa ai contenuti principali

Nyc

 Non so chi di Voi si ricorda di Ruggero Orlando. Un giornalista televisivo, della televisione in bianco e nero della fine degli anni Sessanta, un grande giornalista. Mi sedevo per terra a casa dei nonni e aspettavo di vederlo apparire alla televisione  e di sentire il suo inconfondibile “…Da New York vi parla Ruggero Orlando…”; sullo sfondo compariva una sgranatissima foto del palazzo delle Nazioni Unite oppure la Casa Bianca. Ed io sognavo di essere là con lui. Domani parto per New York, continuerò questo post dal cuore del mondo. A presto…

Ventitré maggio

Eccomi qui. Quando si è a New York City il mondo, il nostro piccolo e provincialissimo mondo sembra non esistere. Piove sulla città, ma è un particolare di nessun rilievo; la pioggia fa sembrare ancora di più la città a Gotham City ( e chi ama il fumetto sa  bene a cosa mi riferisco). Quando sono qui mi sento confortato nelle mie convinzioni; quelle che mi fanno pensare che mentre il mondo cambia, noi (nel senso di “noi italiani”), tendiamo ad accorgercene quando è tardi, troppo tardi. Questa mattina nella subway alla 57St.  guardavo chi mi stava seduto intorno. Sorridevo tra me: tutti, non molti, tutti avevano tra le mani un I-Pad, un tablet, un I-Phone. Molti consultavano la propria pagina FB…Pensavo che tornando al lavoro troverò docenti di liceo che mi chiederanno un fax di conferma ad un mail ricevuta…

Questa mattina sono stato a Ground Zero. Il Memorial è gigantesco e maestoso. Direi inimmaginabile. Uno di quei luoghi dove non le parole tendono a perdere di significato. Devo un ringraziamento particolare ad una cara amica, fquentatrice di questo blog che ha voluto donare a me e Daniela la prenotazione per questa visita. Minsono sentito come avrebbe potuto sentirsi  un cristiano davanti al Colosseo. Una ferita sanguinante, ma anche un luogo di speranza.

Andare nella subway in questi giorni umidi e vaporosi, ti fa conoscere l'umanità di NYC molto meglio di tanti libri. La sotterranea accumula odori. Risparmiatevi le battute prevedibili. Sì odori, perché a New York ho sempre pensato che l'olfatto sia un organo della conoscenza.i newyorkesi come i parigini trasportano di tutto e compreso odori e profumi. Spezie, aromi, fragranze, puzze, sentori….A proposito di spezie non posso non consigliarvi Spice Market, una cucina super-fusion nel cuore di Chelsea. Ho finalmente passeggiato sulla High-Line, pioveva a dirotto ma su una vecchia ferrovia abbandonata è giusto che piove, il garden ce lo godremo un'altra volta…

Due righe deall'Apple Store di New York, dovevo scriverle…

Non rinunciate mai a una passeggiata notturna sotto la pioggia attravero la Fifth…Loro nel buio sono affascinanti, inaspettati, inauditi, ti fanno compagnia, non ti lasciano mai ma proprio mai e tu ti senti una formica ma sei confortato e protetto dalla loro presenza. Bello vederli riflessi sull'asfalto lucidato dalla pioggia. In fondo loro sono NYC. 

Ventiquattro maggio

Questa mattina il grattacielo della Carnagie Hall è sparito, eppure ieri l'ho visto e fotografato dalla finestra dell'Hotel. Ah no, c'è, è immerso nelle nebbia. Beh con buona pace di Auden, non credo di dover ringraziare. Basta cambiare prospettiva, direzione MoMa oppure New Museum of Conterporary Art…

Come previsto, ho dovuto Riguardare quel centinaio di opere d'arte moderna che conosco una per una e hondovuto pranzare al MoMa e ho dovuto acquistare al book shop del Moma e ho dovuto fotografare. Che fatica…La direzione del Moma è tra le poche, guarda caso insieme a quella del Centre Pompidou, ad aver capito che vietare di fotografare le opere non serve a nulla. Non mi sono potuto lasciar scappare uno shopping da Tiffany (e non era un croissant), Niketown, Apple Store…Qui l'uso del denaro mi sembra lecito qui molto meno quando torno a casa e sono costretto a fare i “pensierini” di Natale. Il valore del denaro cambia e di molto, a seconda della prospettiva che si assume…

Il pomeriggio assolato e il cielo “boulversé” come direbbero i parigini mi hanno fatto optare per Dumbo. Non si tratta di un otto volante ma di un quartiere diciamo così alla moda; questa zona tra il Manhattan Bridge e il Brooklyn Bridge un tempo si chiamava Waterfront e me la ricordo piena di capannoni e di docks. Era cupa, fumosa, molto affascinante. Ma il tempo ha i suoi prezzi da pagare. I mutamenti se fatti a ragion veduta sono sembre gradevoli da accettare. E così Down Under Manhattan Brooklyn Oversea (Dumbo) è diventato un luogo godibile e irripetibile. Abbiamo cenato al Superfin, una via di mezzo tra il garage e il pub o tra il deposito e un ristorante di charme…

Dopo cena si da uno sguardo dal ponte e sembra di essere in un film, magari “C'era una volta in America” (visto che è stato girato qui). Posso uscire dal film e correre in taxi al Rockfeller ma purtroppo il Top on the Rock è immerso nelle nubi. Ci salirò domani…

Venticinque maggio

Il sole mi punge l'occhio attraverso i vetri. Ė il riflesso che mi spara in camera la superficie della Carnagie Hall Tower, la finestra è quella di un 55-60 esimo piano, eh sì perché un grattacielo qui deve averne almeno cinquanta altrimenti è una casa…Con il sole e il Central Park a due passi cosa si deve fare? Vi siete già risposti da soli vero? 

Il sole caldo e il cielo azzurro impone di mescolarsi ai “runners” di Central Park. Bello la Resorvoir il lago più grande di Central Park, mi ricorda il lago di Mergozzo che è certamente più piccolo…Ecco quando sono a Central Park col sole mi manca il Central Park cupo da film anni Cinquanta oieno di pioggia, ma si sa, io sono un'anima tormentata. Un taxi ci porta attraverso la Broadway fino alla Bowery. Voglio proprio vedere il New Museum of Contemporary Art. Beh credo che ne parlerò in un prossimo post. Dopo aver attraversato Nolita e preso il solito taxi (condotto dal napoletano Giovanni che ci attacca il solito bottone sulla grandezza dell'America e sul fatto che l'Italia manca ma non ci tornerebbe e secondo me ne ha tutte la ragioni), approdiamo a Madison Square. Pranziamo da Eat Italy per restare in tema. Avete mai visto 150 ristoranti e 18 supermercati tutti insieme? No vero? Allora veniteci, impossibile da descrivere. Il buon Joe Bastianich sa il fatto suo. Decido di scendere alla 42esima e farmi a piedi mezza Manhattan per scattare un po’ di foto e annusarmi un po’ la mia New York. Bryant Park, la Grand Central Station, il Chrysler, la Pubblic Library, luoghi che conosco da sempre e che mi fanno sentire a casa, come fossi per le strade del mio quartiere. Sapete perché? Perché NYC è la casa di tutti, anche di chi non lo sa…

Non avevo mai visto il Village Vanguard, il celeberrimo locale Jazz, mentre ero stato al Blue Note suomvicino illustre al Greenwich Village. Ho fatto qualche foto e ho visto con un certo rammarico che stasera avrebbe suonato Bill Frisel; peccato sarà per la prossima volta. La cena in un ristorante francese sui generis “ Sel et gros” misterioso anche nel nome…Non mi attardo oltre nel Village,dopo aver visto la solita varia umanità di incantatori di serpenti, suonarori, imbonitori, predicatori, una corsa in taxi per approfittare del cielo sereno e dare un’ occhiata dal Top on the Rock. Dopo quella vista capireste cos'è New York. Bisogna assecondare i lift giocherelloni ma superata anche questa prova…sotto di voi eccola lì…

Ventisei maggio

Guardo dalla finestra, avevo intuito che stava per scatenarsi un “temporale elettrico” e come dice Woody Allen, “…non vorrei finire in un posacenere…”. Questa mattina alla Messa parteciperò dalla cattedrale di St. Patrick della quale ho avuto modo di parlare in un post vecchissimo di cui qualcuno dei miei fedeli lettori si ricorderà (ammesso di avere fedeli lettori). Non so poi dove il mio spirito di flaneur mi porterà…

Oggi, anzi ieri è stato l'anniversario di non so quale episodio della Guerra di Seccessione, a St. Patrick era presente una nutrita rappresentanza di militari. È stato davvero suggestivo, terminata la Messa, sentire cantare all'unisono America the Beatiful. Dovrei dedicare un post ai suoni e ai rumori di questa città. Compito arduo ma necessario. Ci sono suoni qui che sono solo di New York, come l'ululare delle surene della polizia in mezzo al canyon dei grattacieli, oppure lo sferragliare della subway sui ponti. Il discorso si farebbe complesso…dopo la Messa decido di rinunciare alla crociera intorno a Manhattan per una visita al Metropolitan. Da tempo nei musei che conosco bene non guardo più le opere d'arte che anch’ esse, immodestamente, conosco altrettanto bene. Io ormai guardo e fotografo i visitatori. Anche di questo mi piacerebbe redigere un album fotografico: persone che guardano. Affascinante. Dopo aver goduto la skyline di Manhattan dal roof garden del museo, passeggio sul Museum Mile che costeggia il Central Park e rinfresca un po’ in questa afosa domenica newyorkese. Per il pomeriggio lascio in serbo Fulton street e Sea Port, perché a Manhattan ci si dimentica che a New Yok c'è o meglio c'è stato un porto, uno dei più importanti del mondo. Avevamo pensato di cenare in un ristoranti sotto il Brooklyn Bridge, lato Manhattan ma prima voglio annusare un po’ gli odori del mare e del porto di New York e qui lo si può fare egregiamente. Sarò anche un pervertito ma i piloni dei ponti e la varia umanità che popolano le loro basi mi hanno sempre affascinato.

La cena mi soddisfa e mi inebria. Mi piace ricordare le parole che Breton dedicava a Parigi (l'altra mia amante poco segreta): “ …Cedo all'adorabile vertigine cui mi inclinano questi luoghi dove ha avuto inizio ciò che di meglio ho potuto conoscere…” Non venite a NYC senza sperare di tornarci sempre nelle vita…

Dal numero di fotografie che sto scattando mi sembra che il mio amico newyorkese Bagnostian sia un dilettante. Non so se qualcuno si ricorda di lui, ne scrissi in un vecchio post…

Ventisette maggio

I runners di Central Park sono stati sostituiti dai commuters frettolosi che si riversano a milioni nelle torri di Manhattan…Ma comunque a NYC non sta mai fermo nessuno, figuratevi io…See you later…

Attraversare  Manhattan è come andare da una città italiana alla provincia limitrofa. tanto vale fare i turisti, salire su un bus scoperto e lasciarsi trasportare per quattro ore da Central Park giù fino a Down Town e poi risalire fino ad Harlem. Ecco scorrere i canyon di grattacieli, Times Square, giù fino a Wall Street. Passano sotto gli occhi i quartieri di tutti i film e di tutti i libri: Chelsea, Meat District, Canal Street, China Town, Little Italy, Nolite, Tribeca, poi l'East River, il palazzo dell'Onu, la Grand Central Station, il Chrysler, poi la Madison, la Lexington…fino all'elegante Upper West Side, il San  Remo, il Dakota (qui anche i condomini fanno parte della storia), Strawberry Field…Uno sguardomdi qui e uno di là, passano il Lincoln Centre (dove Woddy Allen affermava che quando sentiva Wagner sentiva già l'istinto di invadere la Polonia). Poi la Columbia University, ed ecco Harlem, l'Apollo Theatre. Insomma un giro del mondo cinematografico e simbolico. 

Quasi sfatto dalla stanchezza ho ancora forse residue per una visita la raffinatissima Neue Galerie, della quale parlerò nei prossimi post. Naturalmente se qualcuna si annoia può scendere alla prossima fermata…

Per la sera la scelta è sempre difficile. Optiamo per Soho. Dopo una sferragliante subway fino Blecker Street, il solito giro tra i negozi del lusso travestito da poveraccio. A Soho sono campioni in questo, a cominciare dalla Signora Prada che si è acquistata un palazzotto dove doveva nascere i, MoMa2, ma si sa che la moda ormai innova assai più dell'arte contemporanea, detto senza ironia alcuna. Il reticolo di vie ldi Soho, in quanto a fascino da dei punti a molte vie più celebri, soprattutto italiane. Forse solo Parigi sta al passo e sa fare altrettanto. Ceniamo al Balthazar, come sempre…mi piace rispettare certi rituali anche pagani come quello della foto nella vetrina di Dean e De Luca e la cena in questo ottimo ristorante di ispirazione francese. 

Tornando a casa non so resistere alla tentazione di fare una capatina sulla Lexington per dare un’ occhiata al Chrysler illuminato ( come è illuminata tutto il resto). NYC è la città che non dorme mai ma io ho qualche  limite in più. A domani…

Ventotto maggio 

Non si può lasciare NYC senza il rito dello shopping. Amici e pseudo tali meritano sempre un'attenzione…poi c'è sempre chi ti dice che se vai a New York, devi acquistargli qualche stramberia che “ da noi non si trova o costa di più” E allora si arte dall'I-Pad e si finisce con Nike Town, passando per Brook Brothers per finire al “solito” Tiffany. Non mi sottraggo, naturalmente ed eccomi scorrazzare tra Soho e la Fifth, tra la Lexington e la Madison. 

Finito tutto, non resta che salire su uno Yellow Cab per il JFK, senza voltarsi indietro, naturalmente…

Commenti

Post popolari in questo blog

Caratteri tipografici

  La mia passione per i caratteri  tipografici non ha più briglie e nelle praterie sconfinate del Web non può essere che così...

Bagnostian

“It won’t be long till happiness steps up to greet me” Tribeca, nyc.