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Quello che siamo

 “…Mi si nota di più se non vado oppure se vado e mi metto in disparte?!” (Nanni Moretti). Vogliamo sempre essere ciò che non siamo o ciò che non siamo stati. Anch'io ho sempre desiderato essere ciò che non ero. Poi incontrai alcuni insegnanti del del liceo artistico (che allora poteva a pieno titolo chiamarsi liceo), che mi fecero desiderare essere ciò che non ero. Uno in particolare mi faceva pesare la mia condizione proletaria e la mia vita piccolo borghese. Mi gelò il sangue nelle vene quando con scetticismo mi chiese quando fu l'ultima volta che vidi Parigi….Sbigotii. Io non ero mai stato a Parigi. Lui mi disse che la mia vita era davvero povera di stimoli se non mi fossi interessato di arte, se non fossi andato a Parigi a Londra o a New York a vedere le mostre; mi disse che una vita senza libri era una vita sprecata. Era un meraviglioso snob: fumava sigari cubani, ammirava Feltrinelli, aveva una biblioteca gigantesca, viaggiava, andava a teatro, era, insomma una persona “interessante”. Da quel giorno decisi che avrei voluto diventare una “persona interessante”. Anch'io il “Mariulin di Sant'Agabio” potevo ambire ad uscire da quel quartiere operaio fatto di fabbriche, binari e canali. Cominciai a leggere libri apparentemente illegibili, ad ascoltare musica colta, a vedere film indigeribili. Anni di “studio matto e disperatissimo”. Ma durante quel lungo periodo feci una scoperta davvero clamorosa: quegli argomenti mi piacevano davvero; mi piacevano sempre di più. Sebastiano Vassalli, Giorgio Fonio, Andrea Granchi, Libero Corrieri ed altri mi hanno fatto diventare quello che non ero. Quello che non ero mai stato. Giorgio Fonio era entrato nell'aula di “Figura uno” con in mano il “Trattato di semiotica generale” e mi parlò delle mostre parigine. Era il cinque ottobre del 1973. Non sono diventato una “persona interessante” ma da allora sono sempre tornato a Parigi…

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