"…Non chiederti cosa può fare il web per te, ma semmai cosa puoi fare tu per il web. E soprattutto cosa potresti scrivere sui social network. Sta accadendo qualcosa che sfugge alla maggior parte delle persone. Sfugge per snobismo di quelli che dicono che su Twitter e su Facebook non si iscriveranno mai, sono cose che non gli appartengono. Sfugge a quelli che sostengono che i social network sono dei luoghi dove al massimo ci si può informare. Sfugge a quelli che credono siano solo uno strumento per chiacchierare del più e del meno o trovare una battuta brillante come se fosse ad una festa (…) niente da dire funziona anche così . Ma non funziona solo così. Le cose stanno proprio cambiando: sta accadendo che abbiamo esteso fino all'inverosimile la cultura del frammento, l'incompiutezza dei nostri ricordi. Abbiamo messo tutto questo dentro i social network. Parliamo di libri, di film, di pensieri e di citazioni preferiti (…) Sta accadendo che i social network, con tutte le differenze possibili, sono diventati letteratura per i molti che li usano. E non una letteratura qualunque ma qualcosa che sta a metà tra la scrittura di Roland Barthes e l'aforisma (..,) L'avere tutto a portata di memoria cambia gli orizzonti. Qualche giorno fa un amico mi ha raccontato una storia. Aveva sognato una canzone yiddish che non sentiva da quando era bambino. Una canzone importante per lui. Mi ha detto: nel cuore della notte ho preso lo smartphone dal comodino, sono andato su YouTube e l'ho risentita subito. Mi sono riaddormentato felice. (…) Vale per tutte le cose…"
Roberto Cotroneo, Sette
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